Immuni: individuati i primi 3 casi in Liguria grazie all’App. Come funzionerà?

Immuni: individuati i primi 3 casi in Liguria grazie all'App. Come funzionerà?

Immuni, sono stati individuati i primi 3 casi grazie all’Applicazione.

Immuni: individuati i primi 3 casi in Liguria grazie all'App. Come funzionerà?

E’ successo a Genova durante questa settimana e ad annunciarlo è stato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti durante la conferenza stampa sull’emergenza coronavirus.

Toti: “C’è stato lo sblocco dei primi tre codici dell’app Immuni su tre soggetti trovati positivi”. È accaduto nell’Asl 3 genovese nel corso della settimana. Tre soggetti risultati positivi al tampone sono stati forniti del codice numerico per dare l’alert nell’app Immuni.  Quindi gli altri utenti che hanno scaricato la app saranno avvisati. Credo sia utile per continuare a tracciare il contagio e a tenerlo sotto controllo”.

L’App. Immuni, che sarà gratuita e che per funzionare avrà bisogno della connessione bluetooth, si estenderà in tutta l’Italia da lunedì 15 giugno.

Immuni: cos’è e come funzionerà?

Dalle informazioni riportate sul sito ufficiale dell’Applicazione, si legge che Immuni è stata creata per aiutarci a combattere le epidemie, a partire da quella del COVID-19.

  • L’app si propone di avvertire gli utenti potenzialmente contagiati il prima possibile, anche quando sono asintomatici.
  • Questi utenti possono poi isolarsi per evitare di contagiare altri. Questo minimizza la diffusione del virus e, allo stesso tempo, velocizza il ritorno a una vita normale per la maggior parte della popolazione.
  • Venendo informati tempestivamente, gli utenti possono anche contattare il proprio medico di medicina generale prima e ridurre così il rischio di complicanze.

Il sistema è basato sulla tecnologia Bluetooth Low Energy e non utilizza dati di geolocalizzazione di alcun genere, inclusi quelli del GPS. L’app non raccoglie e non è in grado di ottenere alcun dato identificativo dell’utente, quali nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email.

Immuni riesce quindi a determinare che un contatto fra due utenti è avvenuto, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati.

Secondo le istruzioni degli sviluppatori, una volta installata l’app fa sì che lo smartphone emetta continuativamente un segnale Bluetooth Low Energy che include un codice casuale.

Quando due persone che lo hanno scaricato si avvicinano, i loro smartphone registrano nella propria memoria il codice casuale dell’altro, tenendo quindi traccia di quel contatto. Registrano anche quanto è durato il contatto e a che distanza erano i due smartphone approssimativamente.

I codici sono generati del tutto casualmente, senza contenere alcuna informazione sul dispositivo o l’utente. Inoltre, sono modificati diverse volte ogni ora, in modo da proteggere ulteriormente la privacy degli utenti.

Quando le strutture sanitarie e le Asl riscontrano un nuovo caso positivo, dietro consenso del soggetto stesso inseriscono un codice nel sistema. I telefoni fanno un ‘match’ dei codici in automatico e viene inviata la notifica agli utenti con i quali il caso positivo è stato a stretto contatto. I dati raccolti sono conservati sui singoli dispositivi e non su un server centrale.

Immuni: scaricata da 2,2 milioni di persone

Disponibile sugli store dal primo giugno 2020, l’applicazione è già stata scaricata da 2,2 milioni di persone. L’8 giugno è stata testata in Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia e si è esteso l’uso ad alcuni dispositivi rimasti fuori. 

Secondo una indagine Demos, solo il 38% degli italiani si è dichiarato disponibile a installarla.